RELAZIONE FINALE DELL’INTERVENTO DI RESTAURO

MODUGNO (BA)

CHIESA: Chiesa S. Giuseppe detta “Delle Monacelle”

OGGETTO: N.5 dipinti ad olio su tela di cui n.4 con le relative cornici lignee.
Raffiguranti: 1. L’Immacolata (con cornice);
2. Madonna del Rosario (con cornice);
3. La Sacra Famiglia con S. Elisabetta e
S. Zaccaria (con cornice);
4. La Crocifissione (con cornice)
5. Gesù concede la regola a S. Francesco e
S. Chiara.
AUTORE: Attribuzione a Nicola Porta (1710 - 1784 Molfetta) allievo di
Corrado Giaquinto

PREMESSA

I cinque importanti dipinti di pertinenza della antica chiesa, le cui origini risalgono all’inizio del ‘500 e poi ristruttura entro il 1689 per essere adeguata per le necessità del monastero di clausura, appartengono al periodo fiorente-artistico della storia della città di Modugno del XVIII secolo e della nuova chiesa dedicata con il nome di San Giuseppe. Erano collocati in parte sia sugli altari maggiori che quelli laterali.
Il successivo abbattimento del monastero e l’abbandono della chiesa e le infiltrazioni d’acqua e successivi invasioni di volatili, hanno portato al totale degrado di tutti gli arredi e delle stesse d’opere d’arte che rappresentano un segno forte della importanza storica-artistica della città di Modugno.
I promotori dello straordinario recupero e valorizzazione di queste opere d’arte sono stati il Sindaco Dott. Rana con tutta l’Amministrazione Comunale, finanziatori del restauro, il Parroco Don Nicola Colatorti, il Presidente Onorario della Proloco Nicola Pastore e la Soprintendenza dei Beni Artistici della Puglia con la direzione dei lavori Dott.ssa Gnisci.
L’intervento del restauro conservativo e pittorico è stato affidato e realizzato dalla ditta di restauro fiduciaria della Soprintendenza di Bari: “Ars Toto Srl” di Bari.
Il degrado dovuto a muffa, umidità, lacerazioni ed attacchi di insetti xilofagi, ecc., aveva reso le opere irriconoscibili, nascondendo così l’importanza storica ed artistica del pittore Nicola Porta, allievo del grande maestro di fama internazionale Corrado Giaquinto (1703 – 1766).
RELAZIONE
I cinque dipinti su elencati, erano stati temporaneamente rimossi dalla sede originaria per essere depositati, con una collocazione provvisoria nella navata laterale destra della Chiesa Matrice.
Tutti si presentavano in pessimo e preoccupante stato di conservazione a causa di: una prolungata esposizione all’umidità nella sede originaria; una estesa aggressione di agenti microbiologici (funghi); escrementi animali, cadute di pellicola pittorica; lacerazioni.
La struttura lignea delle cornici rivestite a foglia d’argento su base in stucco, si presentava invece dissestata, tarlata, con molte lacune, parti di fasce decorate ad ovali mancanti, tracce di attacchi microbiologici e xilofagi (tarli) e gravi mancanze.
Il primo intervento, effettuato prima del trasporto delle opere in laboratorio, è stato quello di proteggere le zone più a rischio di cadute di colore , come parti dei visi con carta di riso giapponese e colla animale. Sulle cornici, nelle zone più a rischio è stata passata colla animale.
Si è poi proceduto con molta cautela allo smontaggio delle tele dalle cornici per il relativo trasporto.
Tutti i dipinti, hanno subito, nel tempo, già un vecchio intervento di restauro. Sul davanti si sono trovate presenze di vecchi ritocchi e ridipinture, vecchie stuccature e sul retro delle toppe.
I dipinti sono costituiti da varie tele di lino, cucite tra loro in maniera molto curata, solo il dipinto della “Madonna del Rosario” è costituita da un’unica tela, cosa molto rara e preziosa, mentre i telai di sostegno sono stati sostituiti.
Nel dipinto dell’ “Immacolata”, il telaio presentava l’aggiunta di due fasce laterali, dipinte come continuazione del dipinto originale per essere inserito nella cornice.
Alla delicata preparazione della pellicola pittorica sottile e liscia si è intervenuto, prima di procedere alla velinatura dei dipinti con fogli di carta di riso giapponese, colla animale e con prodotto fungicida per il consolidamento del colore e disinfestazione da attacchi microbiologici, all’intervento di verniciatura generale con vernice Mastice diluita come maggiore protezione del colore.
Sul retro tela si è proceduto alla rimozione a secco delle toppe, al trattamento fungicida, alla scartavetratura, all’appiattimento delle cuciture, all’applicazione di nuovi inserti di tela, molto simile all’originale nei vari buchi, con colletta animale, stuccatura di vari tagli e all’applicazione prima di vernice mastice diluita e poi all’applicazione di colletta animale con sostanza antimuffa.
Per la foderatura, cioè l’incollaggio della tela originale con una nuova tela, simile all’originale, si è concordato insieme all’Ispettrice della Soprintendenza, viste le condizioni problematiche delle tele originali, le dimensioni, la preparazione sottile e delicata della pellicola pittorica, di eseguire, ad eccezione però di un solo dipinto: “La Sacra Famiglia”, una foderatura a doppia tela chiamata pattina con colla pasta ed antimuffa, e relativa stiratura sul davanti del dipinto. Invece per “La Sacra Famiglia” che non presentando la tela grossi tagli, si è deciso d’intervenire esclusivamente lungo i margini applicando fasce di garza di 10 cm x 10 cm, come rinforzo per il tiraggio della tela su un nuovo telaio ad espansione.
I dipinti, già in questa prima importante fase di restauro conservativo, hanno acquisito la loro leggibilità.
Successivamente tramite alcuni tasselli di pulitura effettuati, si è proceduto alla pulitura per la rimozione di varie ridipinture, stucchi e vernice ossidata con una miscela solvente (Ciclosolamina diluita in varie percentuali con acqua) la quale ha evidenziato le giuste campiture cromatiche, come gli azzurri dei manti e la luminosità degli incarnati. Si è poi eseguita la stuccatura delle lacune con gesso di Bologna e colla animale.
L’insieme è stato poi sottoposto ad una prima verniciatura con vernice Mastice diluita al 50% e alla integrazione pittorica che è stata effettuata con colori a vernice per restauro applicato a velature e con tecnica del tratteggio.
La verniciatura finale con la Retroucher applicata per nebulizzazione, ha completato l’intervento di restauro.

Per le cornici, le cui condizioni erano devastanti, dovute all’azione del tarlo ed a problemi di umidità, si è eseguita più volte la disinfestazione con ripetute applicazioni di sostanza antitarlo Permatal con chiusura del manufatto all’interno di fogli di polietilene sigillati.
Anche il consolidamento del legno tarlato si è effettuato a varie riprese, date le gravi condizioni soprattutto della cornice del dipinto della “Immacolata”, con applicazioni a pennello di resina Paraloid nelle opportune concentrazioni.
Si è proceduto alla fase di falegnameria di incollaggio di parti distaccate e scollate, lacune reintegrate mediante colle animali e viniliche con polvere di legno e colla. Reintegrazione sul retro della struttura lignea degradata fortemente e inserti con fasce metalliche angolari come rinforzo e sostegno.
Rifacimento di parte di fasce mancanti decorate ad ovali in stucco. Stuccatura delle lacune con gesso di Bologna e colla animale.
L’integrazione pittorica delle stuccature è stata effettuata con tecnica a tratteggio sottile concordata con l’Ispettrice della Soprintendenza.
Il tutto è stato poi completato con la vernice protettiva Retroucher data a pennello.
Allego documentazione fotografica delle diverse fasi di restauro.